In terzo luogo, e soprattutto, lavora sulla tua mente. Gli sport individuali sono la migliore scuola per la resilienza mentale. Quando dopo 8 chilometri ti viene voglia di mollare, nessuno può costringerti a continuare tranne te stesso. Allena il tuo “capitano” interiore. Nella psicologia dello sport esiste una tecnica chiamata “dialogo interiore”: invece di dire “Sono stanco, è una stupidaggine”, dì “Solo altri 500 metri, ce la puoi fare, l’hai già fatto prima”. La ricerca dimostra che le affermazioni positive aumentano effettivamente la resistenza fisica. Un’altra tecnica è la dissociazione: sposta l’attenzione dal dolore alle gambe alla musica, a un podcast o al conteggio mentale.
Per gli italiani, abituati ai gruppi rumorosi, l’allenamento in solitaria può essere particolarmente impegnativo. Ma ci sono anche dei vantaggi: non dipendi dagli orari altrui, puoi allenarti quando vuoi e scegliere esattamente ciò che ti piace. Prova una combinazione: due giorni a settimana di nuoto, due giorni di corsa e un giorno di yoga. La varietà ucciderà la noia. E non dimenticare l’elemento competitivo: iscriviti a una gara amatoriale (ce ne sono centinaia in Italia, da Stramilano alle corse in montagna sulle Dolomiti). Anche se arrivi ultimo, proverai emozioni che il solo allenamento non può darti.
Il consiglio principale di chi pratica sport individuali da anni è: trova il tuo “perché”. Non perdere peso o compiacere gli altri. Ma sentirti vivo. Così che dopo una corsa, tu possa guardarti allo specchio e sapere: ce l’ho fatta. Non ho mollato. Questa forza interiore ti accompagnerà anche dopo lo sport: al lavoro, nelle relazioni, in qualsiasi sfida della vita. Nello sport individuale non si vincono medaglie, si forgia il carattere. E se impari a vincere la pigrizia, puoi vincere tutto il resto.
