L’Italia è la patria di ciclisti leggendari. Fausto Coppi, Gino Bartali, Marco Pantani: questi nomi vengono ancora menzionati con timore reverenziale. E quelli moderni: Fabio Aru, Vincenzo Nibali (ora ritirato), Gianni Moscone. Ma il ciclismo italiano sta affrontando una crisi: i giovani scelgono il calcio o persino gli eSport. Inoltre, gli scandali doping di una decina di anni fa (ricordate il caso Armstrong, che ha coinvolto anche l’Italia) hanno minato la fiducia. Tuttavia, lo sport è oggi più pulito che mai. Passaporti biologici, controlli antidoping ogni 24 ore: imbrogliare il sistema è quasi impossibile.
Per un appassionato, il ciclismo è un’esperienza unica. Puoi trovarti sul ciglio di un passo di montagna, sentire il profumo dei pini, udire il rombo delle moto e all’improvviso vedere il gruppo sfrecciare a 40 km/h. E poi, nel silenzio assordante, aspettare i ritardatari, che pedalano da soli, stringendo i denti. Non è uno stadio né un’arena. È un viaggio. In Italia, il Giro è un evento nazionale, paragonabile alla Coppa del Mondo. Intere città si riversano nelle strade, i bambini corrono accanto ai ciclisti e le città di arrivo ospitano feste.
Qual è il miglior consiglio per un principiante che vuole capire il ciclismo? Guarda il documentario “The Least Expected Day” sulla squadra Movistar su Netflix: mostra la vita reale dei corridori. O, meglio ancora, vai a una tappa del Giro vicino alla tua città. Porta una bandiera, un thermos di caffè e preparati ad aspettare. Quando il gruppo passerà, sentirai il vento e il sibilo dei raggi: un suono che non dimenticherai mai. E capirete perché questi pazzi tornano ogni anno alla linea di partenza per soffrire per tre settimane per un minuto di gloria sul podio.
