Home Tecnologia L’infrastruttura invisibile: come funzionano gli impianti di depurazione e perché l’acqua del rubinetto in Italia è pulita

L’infrastruttura invisibile: come funzionano gli impianti di depurazione e perché l’acqua del rubinetto in Italia è pulita

by cms@editor

In enormi vasche chiamate vasche di aerazione, l’acqua viene miscelata con fanghi attivi, una comunità di batteri e protozoi che si nutrono di materia organica. Per accelerare il processo, vengono insufflate bolle d’aria nell’acqua (aerazione). I batteri letteralmente “mangiano” la materia organica disciolta, l’ammoniaca e i fosfati. L’acqua passa quindi in vasche di sedimentazione secondaria, dove i batteri si depositano; alcuni di questi vengono reimmessi nelle vasche di aerazione, mentre l’eccesso viene smaltito. L’acqua in uscita è limpida, ma può contenere nitrati e agenti patogeni. Pertanto, la terza fase è la disinfezione (con cloro o raggi UV). In Italia, i grandi impianti di depurazione delle acque reflue, come quello di Roma (Centro di Roma Nord), trattano centinaia di migliaia di metri cubi d’acqua al giorno.

Che fine fanno i fanghi? Vengono addensati e poi fermentati in digestori speciali in assenza di aria. I batteri producono biogas (metano), che viene bruciato in impianti di cogenerazione per produrre elettricità e calore. Molti impianti di depurazione in Italia, come quello di Nosedo a Milano, sono autosufficienti dal punto di vista energetico all’80-100% e vendono persino l’eccesso alla rete. I fanghi disidratati (ora inodori) vengono utilizzati come fertilizzante agricolo (dopo rigorosi test per i metalli pesanti) o inceneriti. Quindi, lo scarico del vostro WC potrebbe alimentare un lampione.

Tuttavia, non è tutto rose e fiori. Le infrastrutture idriche italiane, ormai obsolete in molte regioni (soprattutto al sud, in Sicilia e in Calabria), soffrono di perdite: fino al 30-40% dell’acqua viene dispersa nelle tubature a causa dell’usura. Inoltre, in alcune città costiere, le acque reflue vengono ancora scaricate in mare senza un adeguato trattamento, con conseguente chiusura delle spiagge (si pensi agli scandali del Golfo di Napoli). L’Unione Europea sta stanziando miliardi di euro per la modernizzazione, ma i progressi sono lenti. Tuttavia, dove i sistemi funzionano, operano inosservati. Non si vedono le cisterne sotterranee, non si sentono le pompe (sono ben isolate) e non ci si pensa finché non si verifica un guasto.

Cosa si può fare? Non gettate farmaci, olio, vernici o salviette umidificate nel water (non sono biodegradabili e ostruiscono le pompe). In Italia sono stati designati punti di raccolta per i rifiuti pericolosi. Risparmiate acqua: meno acqua usate, meno stressate gli impianti di depurazione. E se vivete in una casa vecchia, controllate le tubature per la presenza di piombo (alcuni edifici costruiti prima degli anni ’70 utilizzavano raccordi in piombo). Ma soprattutto, la prossima volta che versate un bicchiere d’acqua del rubinetto, pensate ai miliardi di batteri che lavorano per voi sottoterra e ai fisici, chimici e ingegneri che hanno reso possibile questa tecnologia. È un miracolo che diamo per scontato.

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