La tecnologia RFID ha rivoluzionato la logistica italiana. Prendiamo ad esempio le Poste Italiane, dove centinaia di migliaia di pacchi vengono smistati automaticamente ogni giorno grazie a etichette con chip. Oppure grandi catene come Zara e H&M, che utilizzano l’RFID per sapere istantaneamente quanti abiti rossi taglia 42 sono rimasti in un magazzino di Milano e quanti sono già esposti in un negozio di Roma. Questo riduce le perdite e velocizza il rifornimento. E negli stabilimenti Ferrari e Lamborghini, le etichette RFID accompagnano ogni componente sulla linea di assemblaggio per garantire che non si perda nemmeno un bullone. Tutto questo funziona senza intervento umano, 24 ore su 24, e non ci si pensa nemmeno.
Esistono anche applicazioni più comuni di cui forse non siete a conoscenza. Le moderne serrature con lettore di impronte digitali spesso integrano un chip NFC per lo sblocco di emergenza tramite smartphone. Molti fitness tracker e smartwatch includono la tecnologia NFC per i pagamenti. In Giappone (e sta già iniziando a diffondersi anche in Europa), le persone utilizzano adesivi NFC per automatizzare le proprie case: basta attaccare un chip sul comodino e configurare il telefono in modo che, toccandolo, si spengano le luci e si accenda la macchina del caffè. In Italia, questi progetti fai-da-te stanno guadagnando popolarità tra gli appassionati. Gli adesivi costano pochissimo su Amazon e sono programmabili tramite app gratuite. È una di quelle tecnologie invisibili in attesa di essere scoperte.
Le preoccupazioni per la sicurezza sono fondate, ma esagerate. Sì, esistono gli skimmer, dispositivi in grado di leggere i dati della carta contactless attraverso la tasca. Ma per rubare qualcosa con successo, un ladro deve trovarsi a pochi centimetri di distanza e le carte moderne utilizzano codici dinamici (monouso) che risultano inutili per le transazioni successive. Inoltre, molti portafogli con protezione RFID bloccano il segnale. Se siete preoccupati, potete acquistarne uno per 10-15 euro in qualsiasi centro commerciale italiano. I tag RFID negli indumenti di solito si guastano dopo il lavaggio: l’acqua e l’attrito distruggono la minuscola antenna. Quindi, la sorveglianza totale dei propri effetti personali, come nei film, non è ancora possibile.
Cosa ci riserva il futuro? Immaginate un frigorifero che rileva automaticamente quali prodotti stanno per finire e li aggiunge alla lista della spesa, e quando andate al supermercato, il carrello vi suggerisce le indicazioni stradali. Oppure un kit di pronto soccorso che vi ricorda le date di scadenza dei farmaci. Tutto questo è già tecnicamente possibile grazie alla tecnologia RFID. In Italia, alcune startup stanno lavorando a un sistema in cui i cestini dei rifiuti leggono le etichette delle confezioni e separano automaticamente plastica, vetro e carta: niente più bidoni gialli o tentativi a caso di buttare il vasetto di yogurt. La tecnologia c’è; non resta che renderla accessibile e diffusa. Per ora, possiamo semplicemente avvicinare la nostra carta al terminale e sorridere, sapendo che dietro questo semplice gesto si cela una vera e propria scienza.
